“Greetings from L’Aquila†è un work in progress nato a distanza di soli sette mesi dal sisma del 6 Aprile.
Una serie di immagini fotografiche della città distrutta, in rovina, costituiscono il corpus centrale di un processo di raccolta le cui origini sono -innanzitutto- affettive.
Cucita addosso come una seconda pelle, l’operazione diventa un modo di vedere e di convivere con i resti della città : collezionare i “frame†del panorama urbano post-sisma consente all’artista di metabolizzare il dramma, di prendere distanza da un quotidiano che quasi lo costringe a sentirsi turista nella propria città . In questo senso, possiamo interpretare le immagini come “vedute†che diventano ilsegno permanente dello svuotamento di senso dovuto al crollo, della perdita di una dimensione privata del dolore durante i mesi in cui il caso di L’Aquila aveva assunto le proporzioni di fenomeno mediatico.
Dalla strumentalizzazione che le istituzioni e l’informazione ne hanno fatto al prematuro abbandono al suo destino, poco è cambiato in termini di ricostruzione. E’ in questo senso che “Greetings from l’Aquilaâ€, ponendosi come “sguardo da dentroâ€, formula una domanda sull’esserci, nonostante tutto.